Storia della Parrocchia

Il quartiere è nato negli anni Trenta intorno alla Torre Antica, accogliendo le famiglie che venivano spostate dal centro per la sistemazione urbanistica di Roma e nel 1937 fu eretta la piccola Vicecura di Santa Maria Salute degli Infermi, affidata alla Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza (la cosiddetta “Opera Don Calabria”) la cui missione primaria era l’attenzione agli ultimi. Le famiglie del tempo erano molto povere e i nostri testimoni ci hanno raccontato di come esse trovarono nei sacerdoti, e in particolare nel primo parroco don Alessandro Rosa, il segno della carità di Cristo. I sacerdoti degli inizi si presero cura di situazioni molto difficili e rappresentarono una speranza per tutti gli abitanti del quartiere che all’epoca non avevano altro punto di riferimento. I testimoni ci parlavano di “pezzi di pane” donati ed è stato molto toccante sentirli raccontare di quel periodo. La pastorale di quegli anni era di tipo classico: il Catechismo e l’amministrazione dei Sacramenti, l’attività di Oratorio per i giovani ai quali venivano proposte anche delle esperienze residenziali estive. I Servi della Divina Provvidenza traghettano la parrocchia e il quartiere nel periodo della guerra, durante la quale molti tormarancini vennero salvati in parrocchia, soprattutto grazie al viceparroco don Alberto, di origine tedesca, e fino al secondo dopoguerra.

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A metà degli anni Cinquanta cominciò una nuova fase: vennero abbattute le baracche e costruite le case popolari e ci fu un’espansione del quartiere, popolato a partire dagli anni Sessanta da nuove famiglie. Grazie a questa esplosione urbanistica e soprattutto avvicinandosi il centenario della apparizioni, papa Giovanni XXIII volle che a Roma venisse intitolata una parrocchia alla Madonna di Lourdes: il progetto fu affidato all’architetto Gino Cancellotti, il quale realizzò una chiesa che ripropone l’immagine biblica della tenda dell’Alleanza di Esodo 33, una vera “tenda fra le case”, la paroikìa, che rende percepibile la presenza di Dio in mezzo al suo popolo che attraversa le difficoltà della vita. Il 6 maggio 1960 ci fu la consacrazione della Parrocchia di Nostra Signora di Lourdes a Tor Marancia.

Primo parroco fu don Onfredo Trasarti: in questi anni all’attività caritativa, portata avanti dalle dame di San Vincenzo e poi dalla Caritas, si aggiunsero anche proposte pastorali nuove, in particolare l’Azione Cattolica, gli Scout, i gruppi di lettura e preghiera sulla Parola di Dio e un generale coinvolgimento dei laici nell’iniziativa pastorale. Iniziò anche la catechesi del Buon Pastore, rivolta ai bambini anche prima delle scuole elementari, ancora oggi presente nella nostra parrocchia.

I testimoni di questo periodo parlano di come quelli fossero anni difficili per il nostro quartiere, che al tempo era conosciuto come la “Piccola Sciangai”: venne addirittura scelto come ambientazione per il film “Una vita violenta” (1962) con Franco Citti e la nostra parrocchia anche lì era vista come l’unico punto di riferimento per i giovani del quartiere, come era nella realtà. Furono quelli anche gli anni nei quali ricevemmo la prima visita di un papa, Paolo VI, il 23 febbraio 1964.

L’attuazione del Concilio Vaticano II continuò anche con il secondo parroco, don Camillo Paliani, che rimase con noi per vent’anni, dal 1969 al 1989: è stato il periodo della fioritura dei movimenti, all’Azione Cattolica e agli Scout si aggiunsero il Cammino Neocatecumenale e il C.O.R. all’Oratorio. Orgoglio della nostra parrocchia al tempo era il Gruppo Liturgico: i testimoni ci parlavano di una cura delle celebrazioni tale da far venire fedeli da tutta da Roma alla Messe domenicali.

In quegli anni, il 13 febbraio 1983, Giovanni Paolo II visitò la nostra parrocchia e concluse la sua omelia con queste parole: «La Patrona della vostra parrocchia, Nostra Signora di Lourdes, vi ricordi incessantemente, cari parrocchiani, queste parole evangeliche, questa affermazione di Cristo: Rallegratevi ed esultate perché la vostra ricompensa è grande nei cieli”». Monito e speranza per un quartiere che aveva vissuto momenti difficili e ancora in quel tempo doveva fare i conti con un substrato sociale molto problematico.

Negli anni Novanta, con il parroco don Mario Scala si ritornò a una maggiore conduzione della pastorale da parte del presbiterio che scelse di non avvalersi più di movimenti e associazioni sovraparrocchiali e diocesani che fino ad allora erano stati presenti in parrocchia. Ebbe così termine l’esperienza del Cammino Neocatecumenale in parrocchia, fino a quel momento molto viva e feconda.

Vennero elaborate proposte pastorali rivolte a tutti i fedeli senza caratterizzazioni: i nostri testimoni ci raccontano come l’idea al centro fosse quella di un’armonizzazione delle varie realtà parrocchiali in un cammino comune e trasversale. Fu il periodo nel quale si dovette anche procedere a una ristrutturazione della nostra chiesa e del campanile; grande fu la generosità degli abitanti del quartiere: a una parrocchia che nei decenni precedenti aveva tanto dato alla Piccola Sciangai, ora gli abitanti di Tor Marancia contraccambiavano, almeno per quanto era nelle loro possibilità. Venne restaurata anche la statua della Vergine e nel giorno della sua festa del 1999, davanti a un’assemblea festosa e trepidante, venne tolto il drappo che la nascondeva, suscitando un’emozione indescrivibile: era bella, bellissima, da uno spento grigio aveva riscoperto i suoi colori, la fascia azzurra intorno alla vita, quei due occhi cerulei che fanno pregustare il cielo! Un’occasione di grande commozione, di grande silenzio adorante.
Nei primi venti anni del nuovo millennio si sono succeduti tre parroci che hanno espresso una grande continuità. Dal 1999 don Giovanni Tani, il quale veniva da una lunga esperienza nel Seminario Maggiore; don Vanni ha promosso una più ampia partecipazione dei laici alla vita parrocchiale e inaugurato le visite del parroco nelle case del quartiere. A seguito del Grande Giubileo del 2000 la pastorale giovanile ha avuto un grande rilancio, strutturandosi in un cammino che andava dalla professione di fede della Cresima al Progetto di vita in età universitaria. Purtroppo nel 2003, dopo pochissimi anni, don Vanni tornerà in Seminario e, seppur questo ci ha permesso di diventare famosi tra il clero romano come “la parrocchia del Rettore”, titolo che ancora oggi rivendichiamo con affetto, la partenza improvvisa fu traumatica per una comunità legatissima al suo parroco.
Il Vicariato per far fronte a questa ferita ha inviato in quell’anno come parroco don Antonio Panfili: attento alle richieste che venivano e che accoglieva, grazie a lui ci fu un graduale ritorno di tante esperienze precedenti all’89, come gli Scout e la catechesi del Buon Pastore. Dal 2007 è iniziata l’Adorazione Eucaristica giornaliera continua, che ha reso la nostra parrocchia un punto sempre aperto di preghiera nella zona e ci ha fatto fare un salto di qualità; la costante attenzione di don Tonino per le vocazioni è culminata con una vocazione diaconale permanente nella nostra parrocchia.
Con il successivo parroco don Mauro Manganozzi, dal 2011, si è pienamente realizzata quella continuità pastorale che ha avuto nella Lectio Divina la sua caratteristica di punta. In un quadro ormai mutato, si è cercato di elaborare percorsi di preparazione ai Sacramenti che tenessero conto di proporre la fede senza darla per scontata. Sotto la spinta di Papa Francesco l’attività caritativa parrocchiale è stata incrementata, anche sanitaria, con la Medicina solidale. Il quartiere non ha perso le caratteristiche di attenzione sociale dei suoi inizi, tanto è vero che al tempo e fino a oggi due realtà di occupazione abitativa anche piuttosto grandi, nonostante le difficoltà, hanno trovato nel quartiere e nella parrocchia costante accoglienza e solidarietà: a loro volta le famiglie che abitavano questi spazi hanno mostrato la propria devozione più volte, come nella sentita e non scontata preparazione delle stazioni nella Via Crucis itinerante per il quartiere.
Il periodo della pandemia ha messo a dura prova la comunità, ma la parrocchia è stata sempre molto presente: sin dai primi giorni campeggiava sulla porta della chiesa un lenzuolo con la frase paolina “Nulla potrà separarci dall’amore di Dio” e ogni giorno i sacerdoti proponevano catechesi online per i fedeli, così da sentirci vicini anche se distanziati. Non si è fermato neanche l’aiuto ai bisognosi, con generi alimentari e di altro tipo calati dall’alto dai sacerdoti con ceste e corde, che hanno richiamato quei “pezzi di pane” donati di quasi ottant’anni prima.
Negli ultimi tre anni si sono alternati come parroci prima don Gianfranco Corbino, che dopo solo un anno, per problemi di salute, non ha potuto continuare il suo ministero e terminare quanto progettato, e poi dal 2023 Mons. Piero Gallo, che guida attualmente la nostra comunità.
In queste poche righe non possono entrare i volti e le storie di tutti i parrocchiani, le feste e i momenti di preghiera, i viceparroci, collaboratori e catechisti, famiglie, bambini e anziani, che in quasi novant’anni si sono avvicendati, ma il collante che ci ha tenuti sempre uniti è Lei, Maria, la Madre del Cielo.
Nel nostro costante fare memoria, proviamo a volgere lo sguardo al futuro, soprattutto in questo anno giubilare nel quale stiamo camminando alla ricerca della comunione, di misericordia e di speranza: il costante invecchiamento del quartiere, seppur bilanciato da tante nuove famiglie, e la presenza di nuove povertà, che non sostituiscono ma si aggiungono a quelle vecchie, sollecitano e suscitano in ogni parrocchiano una pastorale attenta agli ultimi, vocazione originale della nostra comunità. La riflessione odierna e futura si apre quindi su una sfida sì difficile ma anche estremamente stimolante e che in fine dei conti non è tanto diversa da quella vissuta nei decenni passati: essere veramente la paroikìa, la tenda fra le case per gli abitanti di Tor Marancia, segno della vicinanza di Dio, sempre consapevoli della protezione della nostra patrona, la Vergine di Lourdes.